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Errare è umano. “Non sapersi orientare in una città non significa molto, richiede solo ignoranza e niente più, ma ci vuole una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare all’errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi”[1]. Stravagare è quanto di più lontano dal camminare lungo un percorso di visita preordinato, ascoltando una guida, per quanto erudita. E se già la cinestesia che s’instaura fra camminare e lettura del paesaggio ci è nota sin dall’ascesa del Petrarca al mont Ventoux, stravagare è un procedere ancor più curioso e pronto allo stupore. È un incedere estraniato, ipnotico, più prossimo alla réverie roussoiana, alla deambulazione surrealista, alla visita Dada, alla deriva ludica situazionista, pronto a usare il proprio corpo come “errante strumento di misurazione del mondo”[2] e a stabilire una relazione empatica con la città e col paesaggio. Tuttavia non è un incedere distratto. Stravagare è un antidoto all’alienazione del corpo postmoderno che si muove nella città come un punto intermittente, con lo sguardo fisso, sulle mappe satellitari. È un moto che acuisce e amplifica lo sguardo giacché implica il non impegnarsi in altro che nel guardare[3]. Stravagante era certamente Goethe, primo della classe di quell’accademia errante del vedere e del sentire che è stata il Grand Tour. Stravagante era l’eccentrico bighellone che portava al guinzaglio una tartaruga lungo le vie della Parigi capitale del XIX secolo e che, eppure, guardava alla strada come “un botanico da marciapiede, un conoscitore analitico della città”[4]. Stravagare è leggere la strada come un libro[5] con grande attenzione, parteciparlo e provare a recitarlo da protagonisti. Stravagare non si applica solo alla città, sconfina verso il paesaggio che in Europa è “geografia camminabile”[6] ed elude anche questo, alla ricerca degli ultimi recessi della wilderness, con occhio tanto scientifico quanto empatico. In tal modo anche “la conoscenza della natura e del paese si schiude piena di deliziose lusinghe ai sensi e agli sguardi dell’attento passeggiatore che, beninteso, deve andare non già ad occhi abbassati, ma ben aperti e limpidi se desidera che sorga in lui il bel sentimento, l’idea alta e nobile del passeggiare[7]. Ed è questa idea alta e nobile che noi rincorriamo. È un pellegrinaggio laico verso l’arte e la natura, è un viaggio (brevissimo o lungo che sia) fatto a regola d’arte e che coincide con la stessa meta. Tutto ciò è: istruttivo, salutare, utile, dilettevole e spassoso. Per questo stravagare è divino!

[1] Benjamin, W., Eiland, H., & McLaughlin, K. (2010). The Arcades Project. The Blackwell city reader.

[2] Seymour, A., & Fulton, H. (1991). Richard Long: walking in circles. Hayward Gallery.

[3] Turri, E. (1998). Il paesaggio come teatro: dal territorio vissuto al territorio rappresentato. Venezia: Marsilio.

[4] Benjamin, W. (2006). The writer of modern life: Essays on Charles Baudelaire. Harvard University Press.

[5] Hessel, F. (1968). Spazieren in Berlin. M. Reininghaus (Ed.). Berlin: Rogner & Bernhard.

[6] Hessel, F. (1968). Spazieren in Berlin. M. Reininghaus (Ed.). Berlin: Rogner & Bernhard.

[7] Walser, R. (1983). La passeggiata. Adelphi Edizioni.

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Bellezza in movimento: arte, cultura, fitness.

 

Perché è nato Stravagare?

Siamo partite dalla nostra comune passione per Roma, per i suoi luoghi nascosti, per i suoi itinerari affascinanti e insoliti ponendoci però la domanda su che cosa ci sarebbe piaciuto fare in un sabato mattina annoiato o in una domenica di mezza stagione. Divertirci, soddisfare la nostra curiosità per quella parte della nostra città mai visitata, fare un po’ di movimento, prenderci cura del nostro corpo, concentrarci sul rilassamento e coccolarci un po’.. E così è nata questa idea stravagante: perché non farlo in gruppo, unendo le nostre competenze e i nostri desideri, mettendo in circolo le nostre energie e la forza della nostra comune curiosità? Ascoltare imparare trattenere muoversi allenarsi condividere conoscere persone nuove e affini… In una parola: Stravagare.

 

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